Oggi è l’otto marzo e tutti fotograferanno mimose e parleranno magari della tragica storia delle donne bruciate nella fabbrica al cui onore è stata istituita la festa. Noi vogliamo invece parlarvi di quelle donne coraggiose che per prime hanno combattuto per i nostri diritti: le suffragette.

Nella Londra del 1912, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, donne, operaie, borghesi, ragazze nubili e madri di famiglia diedero vita a una lotta per ottenere il suffragio universale, organizzandosi in comitati e scendendo in strada per rivendicare il proprio diritto al voto; alla guida di questa protesta sempre più ampia e organizzata c’era l’attivista e politica britannica Emmeline Pankhurst che ha lottato incessantemente al grido di “Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!” .

Il termine “suffragetta” era stato ideato in senso derisorio dalla stampa inglese per indicare le attiviste del movimento a favore del suffragio elettorale alle donne e fu proprio quel termine, di cui il movimento stesso si appropriò, a rimanere nella storia quale sinonimo di resistenza, speranza e rivoluzione.

Il movimento delle suffragette, come movimento nazionale volto a chiedere il suffragio femminile, vide la luce nel Regno Unito solo nel 1869. È da questa data quindi che fu possibile parlare, a tutti gli effetti, di suffragette, perché solo allora ebbe vita un movimento nazionale per rivendicare il diritto di voto, ancora non riconosciuto, che portò, nel 1897, alla formazione della Società Nazionale per il suffragio femminile (National Union of Women’s Suffrage). La fondatrice, Millicent Fawcett, cercò di convincere anche gli uomini ad aderire al movimento, perché erano i soli, in quel momento storico, che legalmente potessero concedere il diritto di voto, ma ebbe scarso successo. I progressi sul piano del riconoscimento sociale, in quel primo periodo, furono quindi molto limitati, e tale situazione si protrasse sino a circa il 1903.

I movimenti femminili ripresero nuovo vigore quando Emmeline Pankhurst fondò, nel 1903, l’Unione sociale e politica delle donne (Women’s Social and Political Union – WSPU), con il preciso intento di far ottenere alle donne il diritto di voto politico, concesso solo agli uomini tranne che per le elezioni ai consigli municipali e per le elezioni di contea.
Le suffragette attuarono azioni dimostrative, incatenandosi a ringhiere, incendiando le cassette postali, rompendo finestre e così via. Una suffragetta, Emily Davison, morì durante i disordini al Derby di Epsom del 1913, e le venne dedicata una edizione speciale del quotidiano The Suffragette.[7] Molte vennero incarcerate e iniziarono lo sciopero della fame emulando Marion Dunlop, la prima suffragetta ad attuare tale forma di protesta.

Il movimento femminile aveva come scopo il raggiungimento di una parità rispetto agli uomini non solo dal punto di vista politico ma anche giuridico ed economico. Le donne volevano poter insegnare nelle scuole superiori, l’uguaglianza dei diritti civili, svolgere le stesse professioni degli uomini e soprattutto godere del diritto elettorale o di suffragio, termine dal quale deriva appunto il nome con il quale si era soliti indicare le partecipanti al movimento: suffragette.

Nel 1918 il parlamento del Regno Unito approvò la proposta del diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia con certi requisiti di età (sopra i 30 anni) che furono ammesse al voto politico. Solo più tardi, con la legge del 2 luglio 1928, il suffragio fu esteso a tutte le donne del Regno Unito.

In Italia il voto a noi donne fu concesso solo nel 30 gennaio 1945. Le donne votarono, per la prima volta, nelle elezioni amministrative della primavera del 1946 nonché nel successivo referendum del 2 giugno.

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