C’era un mobile che non poteva mancare in nessuna casa fino a pochi anni fa, uno di quei mobili simbolo del focolare domestico, di sapori buoni, di amore e attesa. Era la madia.

La madia è un mobile tradizionale le cui origini antiche risalgono addirittura al periodo romanico. Il termine “madia” deriva dal latino “magida” che significa “impastare, lavorare la farina”. Questo particolare tipo di mobilio veniva, infatti, usato nelle cucine di un tempo per impastare il pane e poi conservarlo, assumendo per questo una forte valenza simbolica, come metafora di “vita e sopravvivenza”.

la madia heyfoo ricettaOriginariamente la madia presentava la forma di un cassone di legno poggiato su quattro piedi, più o meno complesso come linee in base all’estrazione della famiglia: realizzata in legno di castagno, noce, pino o pioppo, spesso la madia lasciava facilmente intuire il ceto sociale della famiglia cui apparteneva. Le linee semplici e pulite riconducevano a modeste famiglie contadine, mentre una madia decorata, ed intarsiata, era facilmente attribuibile a famiglie nobili e ricche.

Inizialmente le madie avevano solo un coperchio ribaltabile dove nel vano venivano conservati insieme al pane ed al lievito anche fiaschi di vino, olio, lievito, farina, avanzi di cibo e sacchi di granaglie. Solo successivamente le madie furono dotate anche di cassetti e sportelli. Ogni famiglia usava fare il pane in casa: fino agli anni 60’ la madia era un mobile che non mancava mai nell’arredo della casa, primeggiando in quelle signorili come in quelle più umili dei contadini, grazie alla sua versatilità e soprattutto indispensabile per la preparazione del pane. La dimensione ridotta delle cucine moderne e i tempi frenetici hanno mano a mano ridotto la funzionalità di questo mobili fino a eliminarlo dalla lista desideri di ogni famiglia.

Quante di noi fanno ancora il pane o la pasta fatta in casa? Tuttavia iniziamo a notare con piacere che complici i numerosi programmi di cucina stiamo riscoprendo il conforto di realizzare qualcosa da mangiare completamente fatto da noi, il potere terapeutico dell’impasto. Non ci vuole poi nemmeno così tanto: basta cercare un po’ su internet e trovare tante ricette facili e sane. Noi ve ne proponiamo una tratta da araba felice in cucina.

PANE FURBISSIMO E VELOCE SENZA IMPASTO
per 16 pezzi piccoli, o 8 panini normali

500 g di farina
375 ml di acqua
2 cucchiaini rasi di lievito di birra disidratato oppure mezzo cubetto di quello fresco
un cucchiaino di miele (zucchero per i vegani)
2 cucchiaini di sale

Versare in una ciotola farina, lievito, miele, sale. Aggiungere l’acqua mescolando con una forchetta finchè il tutto è amalgamato più o meno come in foto. Non impastare!

Coprire la ciotola con pellicola trasparente e far lievitare fino al raddoppio, circa un’ora e mezzo/due a seconda della temperatura.

Ora lavorando velocemente ed aiutandosi con una spatola staccare l’impasto dalla ciotola facendo attenzione a non sgonfiarlo troppo e rovesciarlo su un pezzo di carta forno ben spolverato con farina.
Dividere quindi l’impasto tagliandolo con un coltello in 8 o 16 pezzi.

Prendere con delicatezza ogni pezzo tagliato ed adagiarlo su una teglia coperta con carta forno, senza impastarlo ma arrotolandolo leggermente su se stesso. Cuocere subito in forno preriscaldato a 230 gradi per un tempo variabile dai 25 ai 35 minuti, a seconda dei forni. I panini dovranno risultare ben coloriti. Far raffreddare e servire.

NOTE
L’impasto si presta anche all’aggiunta di semini vari all’interno o sulla superficie, sbizzarritevi!
Inoltre i panini cotti si possono congelare, farli poi scongelare a temperatura ambiente

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