Non potevamo che inaugurare con lei la nostra nuova sezione delle interviste e degli ospiti. Chi avremmo potuto chiamare se non la persona che realizza gioielli dalle ceramiche antiche?

Impossibile rimanere indifferenti davanti alle sue creazioni!

-come hai iniziato la tua avventura?

La mia “avventura handmade” è iniziata nel 2011, con un piccolo negozio e un mio minuscolo marchio di bijoux a crochet che si chiamava Perle di Cotone. Creavo gioielli in cotone dal sapore vintage e romantico riprendendo una tecnica classica e modelli e schemi di una volta. I cocci invece sono entrati nella mia vita creativa più tardi. Il mio amore per le cose piccole e vecchie c’è sempre stato, e quando su Pinterest mi sono imbattuta in un gioiello realizzato a partire da un pezzo di piatto vintage è stato amore, subito. Con l’aiuto di mio marito Elia che è il “vero artigiano” di casa abbiamo messo a punto la tecnica, poi iniziato a unire questi gioielli nuovi a quelli a crochet. Nel giro di qualche mese, senza che quasi ce ne accorgessimo, questi cocci limati e bordati d’argento hanno preso vita propria trasformandosi sotto i nostri occhi nel nostro nuovo marchio Aspettaevedrai.

– Hai fatto studi specifici o nasce tutto da una passione

I miei studi e i miei precedenti mestieri si sono sempre alternati tra la grafica e i beni culturali (in particolare beni librari). Il graphic design rimane il mio “hobby”, e mi permette di arrangiarmi tutte le volte che servono nuovi biglietti da visita, o c’è da rifare il sito o cose così. Il settore dei beni culturali mi ha lasciato competenze  forse meno direttamente applicabili ma altrettanto utili. E credo che l’amore per le cose vecchie, per la storia degli oggetti, per il recupero studiato e creativo mi venga un po’ anche da lì.

La parte tecnica di realizzazione dei nostri gioielli invece è tutta tentativi notturni in garage, tra la polvere della ceramica, il freddo dell’acqua di raffreddamento delle mole e poi lo stagno bollente che va dove vuole. Insomma, prove su prove, che ancora non sono finite e non finiranno mai perchè vorremmo portare sempre più in alto sia estetica che qualità.

– come scegli i piatti da intagliare?

Normalmente parto da piatti già ridotti in cocci per sbaglio, oppure crepati o felati. Raramente acquisto piatti interi, ancora utilizzabili, sarebbe uno spreco perchè alcuni sono vere e proprie opere d’arte e non avrei davvero il cuore di romperli! Cerco di salvare il più possibile immaginando ogni pezzettino trasformato in gioiello, pensando alla forma e alla dimensione in grado di farlo risaltare maggiormente. E devo dire che questa è la parte più bella del lavoro che continuo a tenere per me e spero di non dover mai delegare a nessuno. In mezzo a tutti questi cocci, anche senza volerlo, do la precedenza ai miei colori preferiti, marrone, bordeaux, senape, grigio.

– che caratteristiche devono avere?

Dal punto di vista tecnico nessuna in particolare, devono essere rotti, o rovinati, oppure inutilizzati, o dimenticati.  Allora si che il nostro lavoro manifesta in pieno il suo significato.

– di solito utilizzi i piatti di ceramica inglese. Hai provato anche con altre porcellane?

Utilizzo principalmente ceramiche inglesi vintage perchè ho avuto la fortuna gigantesca di incontrare sulla mia strada Chiara Simonini di Enjoy coffee and more, la più grande importatrice e rivenditrice italiana di questo genere di oggetti. Tramite lei riesco ad avere pezzi straordinari in grande varietà. Ma mi piace tutto, le terre del fer francesi, come i meravigliosi e più nostrani piatti Richard Ginori dei decenni passati.

– intagli anche piatti che ti inviano i clienti oppure solo oggetti che trovi tu?

Nei periodi meno intensi dal punto di vista degli eventi si, offro anche questo servizio. Sempre con un po’ di timore perchè spesso sono oggetti a cui le clienti tengono tantissimo, ma si, lo faccio volentieri.

– qual è il tuo marchio preferito di porcellane?

ah… sarò banale ma dubito che esista qualcosa di più perfettamente riuscito come colori e motivi della linea Old Country Roses della Royal Albert!

– da dove nasce la tua passione per il vintage?

Non me lo sono mai chiesta, credo sia semplicemente una sensazione. Gli abiti vecchi mi sembrano più eleganti, originali, personali. Le case vecchie mi sembrano più accoglienti, più vissute e vivibili. Inoltre non trascuro neanche l’aspetto ecologico di tutto questo. Amare, comprare, utilizzare vintage è comunque un piccolo contributo che possiamo dare al benessere del pianeta quindi nostro.

– qual è il tuo sogno vintage nel cassetto?

Ne ho millemila. Ma uno dei più grandi è questo: una vecchia serra in ferro battuto in giardino. Grande abbastanza da tenerci le piante ma da utilizzare anche come set fotografico per i miei gioielli e perchè no per berci un tè e rilassarsi.
E per esaudire i desideri vintage ci siamo noi no?
Se volete scoprire di più su di lei cliccate qui 

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